"Visto che i cani non decidono di vivere con noi, ma siamo noi a fare questa scelta, anziché affidarsi al caso o ad altri fattori, partire col piede giusto individuando il cane più adatto a noi non è forse il modo migliore per iniziare questa splendida avventura?
La mia non è una posizione di «animalismo estremo», ma è basata sulla convinzione che tanti, troppi cani vivono in una condizione di frustrazione motivazionale che in certi casi può essere considerata una vera e propria forma di maltrattamento etologico, e che proprio questa condizione è la causa di tante incomprensioni fra cani e umani da cui derivano l’infelicità di entrambi e, purtroppo, anche la maggior parte degli oltre 100.000 abbandoni che si verificano in Italia ogni anno.
Penso alle migliaia di cani usati dai cacciatori durante i cinque mesi della stagione venatoria, per essere poi rinchiusi in serragli freddi e isolati per i restanti mesi dell’anno; penso ai cani tenuti in giardino per fare la guardia da individui che pur godendo di questo servizio non li ritengono degni di condividere il calore e la tranquillità di un ambiente domestico; penso anche ai cani che non godranno mai della vera libertà perché i loro proprietari, per paura di perderli o per non voler investire in un percorso educativo, ritengono che la libertà significhi una corsa all’interno di un’area cani cittadina; penso ai cani che vengono portati a passeggio soltanto sui marciapiedi o tra le rotaie del tram e non hanno mai camminato in un bosco o in montagna; penso ai cani vestiti come bambini e tenuti sempre in braccio; penso ai cani costretti a subire ore e ore di toelettatura « creativa » solo per deliziare il gusto estetico di qualche padrone esibizionista; penso ai cani chiusi sul balcone perché in casa è arrivato un bambino o perché è « più comodo così»; e penso ai cani che vengono costantemente legati o strattonati in presenza di altri cani, perché all’altro capo del guinzaglio c’è una persona che ha deciso di non concedere loro la possibilità di comunicare e interagire coi propri simili.
Naturalmente penso anche ai cani che accompagnano alcuni addetti ai lavori, facendogli vincere trofei e guadagnare soldi, salvo poi essere tenuti in box e privati della possibilità di essere « semplicemente » cani, trattati come fossero moto da cross con cui divertirsi nel momento del bisogno per poi essere parcheggiate ancora sporche in un garage in attesa della prossima gara.
Siamo tutti pronti a scandalizzarci e a puntare il dito quando veniamo a conoscenza di maltrattamenti fisici a spese di un cane, o di un animale in generale, eppure non riusciamo a mostrare la stessa sensibilità e fermezza nei confronti del maltrattamento etologico che si verifica quando non si ascoltano le richieste e si inibiscono i desideri dell’animale che diciamo di amare, costringendolo a una vita diversa da quella che gli suggerisce la sua etologia."*
TRUST YOUR (FREE) DOG!
(* "Come (e perchè) scegliere un cane", S. Dalla Valle. TEA)